Evoluzione Culturale

Ulivo e olio d’oliva: tra sacro e profano

Posted on | febbraio 18, 2015 | No Comments

L’ulivo, insieme alla vite a al grano, rappresenta una delle basi alimentari dei popoli del Mediterraneo. Pianta talmente importante da plasmare il nostro paesaggio agrario, le nostre tradizioni, i linguaggi, i valori e i nostri simboli.
È in questo modo che le distese di ulivo agiscono sul territorio e sul paesaggio, modificandolo e permettendo, oggi come in passato, di riconoscere la presenza umana.
Oggi l’uso che facciamo del suo prodotto principale, l’olio, è quasi esclusivamente alimentare e ci fa dimenticare non solo come fosse impiegato in antichità ma anche come ha fatto a trasformarsi in uno degli alimenti base della dieta mediterranea.

Per capirlo dobbiamo spingerci nel Vicino Oriente. E’ qui infatti che ha avuto luogo l’addomesticamento dell’ulivo selvatico e l’olio è stato prodotto per la prima volta, all’inizio dell’età del Bronzo, nella valle del Giordano a Tel Eilat Ghassoul e a Gezer, un’antica città a ovest di Gerusalemme. Da queste regioni, poi, l’olio si spingerà alla conquista di tutto il mediterraneo, assumendo via via che avanzava, un’enorme valenza socio-economica e religiosa tra i popoli che lo utilizzarono.

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La danza rituale del Gara Yaka ovvero un capodanno cingalese a Roma

Posted on | febbraio 3, 2015 | No Comments

Uno degli altari presenti nel Pandal

Il 14 aprile 2013, ho avuto la fortuna e l’onore di assistere all’Aluth Avurudda , una festività molto importante per la comunità cingalese romana, equivalente al nostro Capodanno.

La comunità si è riunita in preghiera e poi ha dato inizio a tre giorni di festa. Dopo la benedizione del mattino che ha trovato l’apice con l’unzione dei fedeli, si è mangiato e si è giocato insieme, aspettando le 15, ora in cui ha inizio il rito danzato della Gara Yakala danza dei diavoli“.

Questa danza si basa sulla convinzione che ci sono una serie di misteriosi esseri benevoli e malevoli che devono essere costantemente placati e pacificati. Le cerimonie sono eseguite da sacerdoti speciali e sono associate alla dea Pattini. Queste danze rituali hanno il compito di eliminare tutta una serie di disturbi fisici ed esorcizzare il male. Il tutto viene rappresentato in un Pandal (che potete vedere nelle foto), una struttura, sia temporanea che permanente, utilizzata in alcuni paesi asiatici per determinati riti religiosi.

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A che cosa serve l’antropologia?

Posted on | gennaio 21, 2015 | No Comments

La copertina del nuovo libro di Jared Diamond

E’ appena uscito l’ultimo libro di Jared DiamondDa te solo a tutto il mondo. Un ornitologo osserva le società umane“, edito dalla Einaudi. Ma Diamond non è semplicemente un ornitologo, ma un grande divulgatore scientifico che si è occupato di fisiologia, biologia evolutiva e biogeografia (per la sua vasta preparazione ed il gran numero di articoli che gli sono attribuiti, è stata avanzata la scherzosa supposizione che “Jared Diamond” non sia una singola persona, ma “in realtà un comitato”), autore del famoso “Armi, acciaio e malattie“.

Oltre ad affrontare temi quali la disparità di ricchezza tra i paese del mondo, il ruolo delle istituzioni nell’influenzare il sistema economico, il contributo che posso dare le società tradizionali, il ruolo dei comportamenti alimentari in relazione alla salute mondiale Diamond si sofferma anche sull’apporto che possono dare gli scienziati sociali, spesso, e ingiustamente, definiti studiosi di serie B, al benessere del nostro pianete e delle culture che lo vivono.
Ieri  su La Repubblica è uscito un estratto del suo libro, dedicato proprio al ruolo degli scienziati sociali, all’utilità di materie come l’antropologia. Ve lo propongo per riflettere un po’, buona lettura!

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La Birra d’Abruzzo

Posted on | dicembre 3, 2014 | No Comments

Il 6 dicembre avrete modo di scoprire un lato dimenticato e un po’ triste, della storia della birra italiana. A farmela conoscere è stata Erika Iacobucci, bravissima archeologa conosciuta ad Antiche vie, Antichi sapori.

Montenero Val Cocchiara,è in questo piccolo paese, sospeso tra Abruzzo e Molise, che si è nata una delle prime migliori birre industriali d’Italia. E la Birra d’Abruzzo. Siamo nel 1921, in un piccolo birrificio che passa in breve tempo da una produzione di circa 2000 ettolitri di birra a 6000 e oltre. Cifre che preoccuparono alquanto la società Birra Peroni, che ne divenne azionista di maggioranza nel 1930, e che nel 1936 chiuse definitivamente lo stabilimento di Birra d’Abruzzo.

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Il pane sacro

Posted on | dicembre 1, 2014 | 2 Comments

Ero intenta a fare alcune ricerche sul simbolismo del pane e, nello sfogliare il volume “Il linguaggio della dea” di Marija Gimbutas, mi sono imbattuta in alcune pagine e immagini veramente molto interessanti. Una premessa, il lavoro di questa archeologa lituana è stato fonte di molte critiche, e molte delle sue teorie sono ormai sorpassate. Eppure leggere la sua interpretazione di alcuni simbolismi neolitici, su ventre gravido e forni per il pane (riallacciati poi al folklore europeo, ancora vivo fino a qualche decennio fa), mi ha alquanto colpita. Vi lascio qui parte delle sue riflessioni:

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Antropologia religiosa di una ricostruzione forense: Il volto di S. Antonio da Padova

Posted on | ottobre 16, 2014 | No Comments

In questa immagine la statua di S. Antonio da Padova donata dallo scultore Giacomo D’Alterio, dipinta da Ilaria Auriemma per il Giglio Passo Veloce opera di Gerardo di Palma (foto di Antonio Castaldo)

(…) nei tratti del nostro volto è scolpito il ritratto della nostra anima (…)”
(Thomas Browne)

Il 31 agosto 2014 a Brusciano (Na) ha avuto luogo l’annuale Festa dei Gigli. Protagonista di questa celebrazione, anche se siamo in Campania, è S. Antonio da Padova. La devozione a questo santo è così forte a Brusciano che la festa in suo onore è più sentita e vissuta di quella del santo patrono del paese, San Sebastiano.

Quest’anno la celebrazione è stata però caratterizzata da un’importante novità: uno dei Gigli dedicati al santo, il Giglio Passo Veloce, ha portato al suo apice l’effige di S. Antonio da Padova con il suo vero volto.
I Gigli sono costruzioni in legno di pioppo, abete e castagno a forma di obelisco dell’altezza di 25 metri e del peso di 50 quintali, montate con chiodi e funi e rivestite di scene a sfondo religioso.

La ricostruzione forense del volto del santo è stato un lavoro di equipe che ha visto impegnate realtà come il museo di antropologia dell’università di Padova, Arc-Team e Cicero Moraes e presentata in anteprima, a Padova, durante il giugno Antoniano 2014.

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Il Lavash, il pane armeno… e l’etnoarcheologia

Posted on | settembre 22, 2014 | No Comments

 

Una delle fasi della preparazione  del Lavash (Foto di Alessandro Bezzi)

Con questo post nasce un gemellaggio con il blog ATOR (Arc-Team Open Research) degli archeologi di Arc-Team ed Evoluzione Culturale. Ci scambieremo post e si collaborerà attraverso quello che per me è l’aspetto più vicino all’archeologia (dal punto di vista dell’etnologia): letnoarcheologia e il cibo. Un percorso che è già iniziato qualche mese fa avvicinandomi a temi come la rievocazione storica e l’archeologia sperimentale, curando eventi, dal punto di vista scientifico, come “Antiche vie, antichi sapori. Cibo e ospitalità lungo la via degli Abruzzi“.

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I Dubbi e le incertezze del mestiere: Antropop di Duccio Canestrini

Posted on | agosto 9, 2014 | 2 Comments

La copertina del libro di Duccio Canestrini

E’ molto che non scrivo. Le motivazioni sono tante, ma forse la più importante è che ho messo un po’ in discussione tutto; il come faccio antropologia e il come si fa antropologia dell’alimentazione, almeno qui in Italia. Sono sempre stata abbastanza critica sul modo in cui si approcciano i temi della cultura alimentare, chi mi segue lo sa. Eppure più vado avanti più mi rendo conto che, pur non piacendomi quello che vedo, non ci si può soltanto lamentare, bisogna agire.

Lavorando mi si chiede di dare sostanza e rilevanza scientifica a un evento enogastronomico. Questo vuol dire (almeno per me) uscire fuori dalla solita retorica della tradizione e dargli un’anima che veda parlare tra di loro antropologia, storia, cultura alimentare e modernità. Non è facile, specie oggi, dove inciampare nella banalità (e a volte nell’assurdo) sembra all’ordine del giorno. Il mondo dell’antropologia sogghigna e mangia a spese di questo teatrino enogastronomico, leggendo il nuovo libro di Duccio CanestriniAntropop“, ci si rende anche conto del perché.

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Passione, sensibilità, cura: Vite di donne

Posted on | maggio 22, 2014 | No Comments

Il Vinarello di Maurizia Gentili dedicato a Vite di donne

“(…) mentre camminavo per una strada di Montescaglioso una donna di oltre settantanni, che lavorava una coperta sulla porta di casa, mi chiama e dice “Dove vai così carica, che vai cercando?”. Io rispondo “Vado cercando favole, fatti antichi”. “E fermati che te ne dico uno io”. Così mi fermo, entriamo in casa, piena di nipoti (ce n’ha 45: oltre a quelli di Montescaglioso, ne ha in America, in Svizzera). Appena mi siedo, comincia a dire “Sono una donna di Montescaglioso, posseggo diciotto figli, dieci viventi e otto morti. Voglio mandare una lettera a Leone…”. E mi racconta la sua vita straziata.
(Da un diario di campo di Aurora Milillo, luglio 1976)

 Ecco, partecipare a “Vite di donne” (che ho presentato in questo post) è stato così per me, come descrive bene Aurora Milillo, una nostra grande studiosa di storia delle tradizioni popolari. Sono arrivata sicuramente carica dalle troppe nozioni accademiche, ma poi è bastato iniziare la tavola rotonda, per lasciarsi sedurre dalle parole delle protagoniste; vignaiole e comunicatrici del vino.
Perché chi non sa osservare non sa conversare.

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Vino e letteratura: il premio Ezio Affini

Posted on | maggio 19, 2014 | No Comments

 

 

 

 

 

 

 

 

Solo ieri ho finito di salutare tutti i partecipanti a “Vite di donne”, una manifestazione non solo perfettamente riuscita ma che mi ha dato veramente molto sia dal punto di vista umano che delle ricerche che sto conducendo. In attesa di scriverne, facendo ben decantare emozioni e ricordi, vi segnalo un premio letterario che tratta proprio di storie legate al vino. E’ il premio in memoria di Ezio Affinidirettore commerciale di Blonk editore, prematuramente scomparso. 

Il premio è rivolto a opere di narrativa (non saggi) sotto forma di racconto lungo (15-20 cartelle) che dovranno pervenire in formato digitale a questo indirizzo email premioezioaffini@gmail.com entro il 30 giugno 2014. Sono ammesse esclusivamente opere che raccontino di fiume o di vino.

La partecipazione al premio è gratuita. Le opere meritevoli verranno pubblicate in formato ebook da Blonk editore e quelle giudicate migliori riceveranno un premio in denaro:

  • Primo premio euro 600

  • Secondo premio euro 300

  • Terzo premio euro 200

I premi saranno ritirati personalmente dai vincitori durante la cerimonia di premiazione che avrà luogo a Pavia nel mese di ottobre (la data verrà comunicata in seguito). L’esito del Concorso verrà reso noto tramite organi di stampa, emittenti radiotelevisive e sul sito Internet del Premio.

Tutte le informazioni sono disponibili qui.

Qui, invece,  il bando completo in formato pdf

Media partner del Premio è marketing del vino.it

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