Evoluzione Culturale

Vito Teti, o del non banalizzare la tradizione alimentare

Posted on | marzo 29, 2014 | 2 Comments

L’antropologo Vito Teti

Ci sono persone di cui leggi molto, durante gli anni formativi, che finiscono per plasmare il tuo modo di vedere il mondo, di concepirlo e di osservarlo. E’ accaduto anche per me con Vito Teti, uno degli studiosi  più lucidi nel grande mare nostrum dell’antropologia dell’alimentazione (e non solo).

Sono scrittori a cui tornare quando si perde un pò il senso dell’orientamento, un porto sicuro dove ritrovare ristoro alla mente, tornando a essere più sobri, prima di tutto intellettualmente poi nella vita quotidiana, che altro non è che il lato pratico della nostra vita mentale.

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Scintillante e purpureo: il vino nella Grecia antica

Posted on | marzo 23, 2014 | No Comments

di Sandra Busatta

Gran parte della cultura moderna del vino deriva dagli antichi greci. La vinificazione da uve selvatiche esisteva fin dal tardo Neolitico a Dikili Tash, ma la domesticazione della vite si diffuse in Grecia solo nell’età del Bronzo Iniziale.
Il termine “vino” deriva dal sanscrito vena ‘amare’, da cui viene anche Venus, Venere. Il sanscrito vena deriva da una radice proto-indoeuropea *win-o-. L’epica greca ha due parole per ‘vino’: [v]oinos e methy (methu). Nel contesto epico methy è indistinguibile da oinos, anche se in epoca più arcaica si riferiva all’idromele.
Nella cultura minoica del II millennio a.C. il vino e il sacro toro erano collegati sotto forma di coppe potorie a forma di corno, i rhyta, o a forma di testa di toro. Durante il periodo miceneo il vino assunse maggiore importanza culturale, religiosa ed economica rispetto al vino di miele fiorente prima della cultura del vino, cui prestò personaggi e mitologie.
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Tra rotaie e Albana: la storia della famiglia Casali

Posted on | marzo 4, 2014 | No Comments

a Nicola e Giuseppe Galasso

Premessa: sono figlia di un ferroviere, e prima di mio padre anche mio nonno lo era (che sotto un treno ha perso una gamba), i treni sono di famiglia, quindi. Locomotive & Co. hanno costituito, dalla mia nascita fino ad oggi, una geografia sentimentale fatta di luoghi e persone, per me indelebili, nel bene e nel male.

Ma, come di solito accade, la familiarità che si ha con un contesto rischia di darlo per scontato, così tra stazioni, carrozze, treni e viaggi il tempo è passato, cambiando le Ferrovie Italiane sotto i miei occhi, che faticano, oggi, nel riuscire a imprimere il paesaggio che scorre sempre più veloce fuori dal finestrino di un Frecciarossa.

I treni moderni sono superaccessoriati, in poche ore ci permettono di viaggiare per l’Italia, da nord a sud (e viceversa), una vera comodità se si pensa che una tratta di 200 Km si percorreva in poco più di 4 ore a inizio Novecento. In più, sui nostri vagoni, godiamo di tutta una serie di servizi non così ovvi a quell’epoca. In questo post affronteremo quelli relativi alla ristorazione, sopra e fuori dal treno, a opera di una famiglia romagnola che ha fatto grande il nome non solo della propria Regione ma anche, e soprattutto, della capacità italiana di unire innovazione e gastronomia.

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Politiche alimentari: la patata e le sin taxes

Posted on | febbraio 24, 2014 | No Comments

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Pieter Brueghel the Younger, The tax collector, 1640

di Flavia Busatta

In base alla ben nota correlazione tra sesso e cibo è ovvio che controllare l’accesso al cibo da parte di una elite al potere ha la stessa importanza che controllare il sesso, ovvero la demografia.

Le politiche alimentari delle elite dominanti si applicano in genere su due fronti: quello della repressione e quello della persuasione.

Tradizionalmente spetta alla religione, nelle organizzazione politicamente arcaiche, la definizione del carattere repressivo delle politiche alimentari delle elite: i numerosi tabù alimentari stabiliscono gerarchie e controlli che ben poco hanno a che fare con “scienza” o ragioni mediche come alle elementari mi avevano fatto credere a proposito di Corano e Bibbia.

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Un vincitore e un nuovo tema per il contest di antropologia dell’alimentazione: Vino e sacro

Posted on | febbraio 18, 2014 | No Comments

Vino e sacro

Cari lettori, abbiamo il vincitore del contest lanciato il 13 Gennaio, dedicato al tema “Politica e regimi alimentari“, in realtà è una vincitrice, ed è Flavia Busatta con il suo pezzo dedicato a”Politiche alimentari: la patata e le sin taxes“. Un articolo che mi è piaciuto molto per il taglio storico e critico, che apre sicuramente un ventaglio di discussione interessante, a cui dare voce con il vostro aiuto. La prossima settimana pubblicherò il suo pezzo.

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Mercato e Supermercato; il valore dei luoghi

Posted on | febbraio 14, 2014 | No Comments

Foto di Juan Antonio Flores Segal

Siamo circondati da un’eccedenza di beni alimentari, viviamo immersi in un vero e proprio paese della cuccagna. Almeno qui in occidente basta guardarsi intorno per rendersi conto che il sogno del povero contadino e divenuto realtà; la fame è stata esorcizzata grazie alla disponibilità illimitata di cibo alla portata di tutti, ad ogni tasca il suo, con lode e infamia per ognuno.

Questa sovrastimolazione alimentare rischia però di interrompere quel circuito viscerale, intimo che abbiamo con gli alimenti. Un circuito fatto di sensi che nel manipolare, annusare, assaggiare, guardare e ascoltare si faceva strumento di controllo preliminare della bontà degli alimenti che si andavano ad acquistare. La storia della distribuzione e della fruizione dei beni alimentari gioca un ruolo importantissimo nel modo in cui vengono posti i valori della nostra vita alimentare.

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La retorica della Tradizione

Posted on | febbraio 5, 2014 | No Comments

Future Past Present

 

“La commemorazione tradizionalista riposa spesso sull’ignoranza del passato”
(Néstor Garcìa Canclini)

In vari post ho accennato, in maniera più o meno approfondita, allo scottante tema della tradizione. Ieri, leggendo su Facebook lo status di Luca Ferraro, viticoltore, mi sono resa conto di quanto invece sia importante fare il punto della situazione.

Luca scrive:

“Io adoro le tradizioni sia ben chiaro. Vorrei solo fare un piccolo inciso, la tradizione senza innovazione si chiama immobilismo”

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Dalla decadenza del brodo alla rivincita della polpetta

Posted on | febbraio 3, 2014 | No Comments

Tutto è iniziato con la lenta decadenza del brodo, re incontrastato del sistema alimentare antico, matrice insostituibile di ogni ricetta dei manuali di cucina dell’ottocento (ma anche di molto prima). Eppure già a fine secolo questo saporoso liquido, pur rimanendo nella pratica culinaria, perde la sua centralità, lasciando il passo a nuove filosofie e grammatiche alimentari, che lo relegano a semplice fondo di cucina.

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Jean-Louis Flandrin, storia del gusto e antropologia

Posted on | gennaio 20, 2014 | No Comments

Una riflessione appassionante, tra gusto e  antropologia, tra storia e alimentazione, del grande storico francese

I gusti intrattengono rapporti evidenti con le pratiche alimentari. Diciamo “mangio questo”, “cucino così”, “perché è buono”, “perché mi piace”. L’antropologo e lo storico, al contrario, tendono a dire che il gusto di ciascuno si è formato in base all’educazione ricevuta, e che la diversità dei gusti nazionali o regionali riflette la diversità delle pratiche alimentari. Del resto, in qualunque modo si rappresentino queste relazioni, chi voglia conoscere i gusti di una comunità umana si dedica generalmente allo studio delle sue pratiche alimentari, fenomeno oggettivo, relativamente facili da osservare. Si dà il caso, però, che il gusto non sia unicamente o semplicemente l’aspetto psicologico di comportamenti alimentari.

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Contest di antropologia alimentare Politica e regimi alimentari: scrivi un post e vinci un libro!

Posted on | gennaio 13, 2014 | No Comments

Ieri ero immersa nello studio e tra le “sudate carte” (sto preparando le lezioni di antropologia alimentare per un liceo romano, ne parlerò presto), e a un certo punto mi sono imbattuta in una riflessione di Piero Camporesi

“E’ fatale che la dimensione politica influisca e talvolta cerchi di condizionare anche i fatti legati alla nutrizione: già la cucina fascista aveva fatto capire che i regimi alimentari possono venire manovrati dall’alto con le stesse tecniche usate per la manipolazione politica del consenso”

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