Evoluzione Culturale

Dal pane nero… Al pane verde

Posted on | novembre 30, 2015 | No Comments

Pane al carbone vegetale

E’ da un po’ di tempo che sui banchi dei nostri panifici, piccola o grande distribuzione che sia, è apparso qualcosa di decisamente nuovo: il pane nero. No, non sto parlando del comune pane integrale, spauracchio del contadino dei tempi che furono e oggi emblema di scelte alimentari di tipo elitario, salutistico ed ecologico.
Il pane che cattura così facilmente la nostra attenzione, tra la ricchezza del bancone del fornaio, è un pane nero pece, che ricorda decisamente il carbone. Ed è proprio questo l’ingrediente che lo distingue dagli altri: il carbone vegetale che trasforma il pane non più solo in cibo che sfama ma anche in alimento che cura. Così da simbolo della nutrizione per antonomasia il pane si trasforma in nutraceutico, ovvero un alimento che ha una presunta funzione benefica sulla salute e sul benessere dell’organismo. Così si è pensato che aggiungendo, a quell’alimento odiato e amato con uguale intensità (in virtù delle conseguenze di un suo eccessivo consumo nella dieta quotidiana e al contempo al desiderio di sazietà di cui è sempre stato simbolo), le virtù terapeutiche di un rimedio come il carbone vegetale, si riuscisse a rinfrancare il pane dall’abisso di ignominia nel quale, per vari aspetti (non da ultimo dietetici), rischia di cadere.

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Euristiche additive ovvero: qual è il tuo verso?

Posted on | novembre 28, 2015 | No Comments

La copertina del libro di H. S. Becker

 

Spesso, di fronte alla prospettiva di una una nuova ricerca, o di un interesse in tal senso, ci troviamo a fronteggiare un’eventualità: il tema è stato affrontato da un altro studioso (o da più studiosi). Può essere sconfortante, e ci si interroga giustamente sul senso del portare avanti un qualcosa che è già stato ampiamente sondato diverse volte.
Dobbiamo fermarci?

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Symbola: una mostra di archeologia sul potere dei simboli, anche alimentari

Posted on | ottobre 16, 2015 | No Comments

E’ molto tempo che non aggiorno il blog, un po’ perché sto ripensando al mio modo di comunicare l’antropologia alimentare un po’ perché sono stata chiamata a seguire molti progetti che hanno reclamato tutta la mia attenzione (e che ancora lo stanno facendo).

Proprio ieri sera ho avuto il piacere di partecipare all’inaugurazione della mostra “Symbola. Il potere dei simboli” ospitata nella prestigiosa cornice dello Stadio di Domiziano a Roma, curata da Vincenzo Lemmo e dall’associazione culturale Vicus Italicus in collaborazione con il Nucleo Polizia Tributaria Roma della Guardia di Finanza. Una straordinaria rassegna di opere e manufatti di interesse archeologico, che esplorano il tema della simbologia nell’antichità dal punto di vista delle tradizioni funerarie, politico-sociali, magico-religiose e alimentari.

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Un questionario online sui blog e la diffusione della cultura

Posted on | aprile 1, 2015 | No Comments

Evoluzione culturale è stato scelto per partecipare a una ricerca condotta dalla Prof.ssa Francesca Magno, dell’Università degli Studi di Bergamo, sul ruolo che i nuovi media (e in particolare i blog) possano avere nella diffusione della cultura.

Per partecipare basta compilare il questionario online che trovate qui.

Grazie a quanti vorranno aiutarla in questa sua ricerca!

Homo dieteticus: viaggio nelle tribù alimentari di Marino Niola

Posted on | marzo 10, 2015 | No Comments

E’ uscito da poco il nuovo libro di Marino Niola, antropologo che da sempre studia le relazioni che intercorrono tra cibo, cultura e società. Homo dieteticus (questo il titolo) ci accompagna a indagare un particolare rapporto, quello tra cibo e salute, e le riflessioni che l’autore ci regala aprono interessanti chiavi di lettura di un occidente ossessionato ancora dal cibo, ma in maniera differente dal passato.

Oggi, secondo Niola, siamo quello che non mangiamo piuttosto che il contrario, per l’antropologo infatti siamo diventati tutto fuorché onnivori con il risultato che i cittadini globali si dividono in tribù alimentari, che si identificano nelle loro passioni, nelle loro ossessioni e nei loro tabù.

Se il cibo è il pensiero dominante di questo tempo, le diete hanno smesso di essere una misura di benessere per diventare una sorta di condizione dell’essere. Non siamo noi a fare la dieta me la diete a fare noi. La dieta oggi diventa una pratica non solo fisica ma anche morale, che riguarda insieme salute e salvezza e che spesso rende antagonisti corpo e anima. Di fatto trasformandola in una sorta di religione alimentare, una fede senza dio, fatta di rinunce spontanee, di penitenze laiche, di sacrifici che spesso hanno a che fare più con la coscienza che con la bilancia. Sono i fioretti secolarizzati di una società che considera la depurazione del corpo alla stregua di un drenaggio dell’anima, e che fa cortocircuitare il “culto delle fibre” con la “fibra morale”.

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Breve antropologia del pane

Posted on | febbraio 27, 2015 | 1 Comment

Perché è importante parlare del pane da un punto di vista antropologico?
Perché è uno degli alimenti più ricchi di significati, di funzioni e di valenze culturaliSe ci spingiamo al di là dell’idea che sia un semplice cibo che si ottiene mescolando acqua e farina, lasciato più o meno a lievitare, e poi cotto al forno scopriremo subito che il pane porta con sé memorie,valori simbolici, tradizioni che vanno oltre al semplice sfamare il corpo: il pane sfama anche lo spirito. E’ questa la sua peculiarità: essere al tempo stesso cibo e segno. Conoscere il pane implica quindi imparare quali sono le sostanze di cui è fatto, le tecniche e i saperi necessari alla sua produzione e al suo consumo e, infine, le reti di relazioni sociali e i significati culturali che caratterizzano le tante forme che assume.

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Ulivo e olio d’oliva: tra sacro e profano

Posted on | febbraio 18, 2015 | No Comments

L’ulivo, insieme alla vite a al grano, rappresenta una delle basi alimentari dei popoli del Mediterraneo. Pianta talmente importante da plasmare il nostro paesaggio agrario, le nostre tradizioni, i linguaggi, i valori e i nostri simboli.
È in questo modo che le distese di ulivo agiscono sul territorio e sul paesaggio, modificandolo e permettendo, oggi come in passato, di riconoscere la presenza umana.
Oggi l’uso che facciamo del suo prodotto principale, l’olio, è quasi esclusivamente alimentare e ci fa dimenticare non solo come fosse impiegato in antichità ma anche come ha fatto a trasformarsi in uno degli alimenti base della dieta mediterranea.

Per capirlo dobbiamo spingerci nel Vicino Oriente. E’ qui infatti che ha avuto luogo l’addomesticamento dell’ulivo selvatico e l’olio è stato prodotto per la prima volta, all’inizio dell’età del Bronzo, nella valle del Giordano a Tel Eilat Ghassoul e a Gezer, un’antica città a ovest di Gerusalemme. Da queste regioni, poi, l’olio si spingerà alla conquista di tutto il mediterraneo, assumendo via via che avanzava, un’enorme valenza socio-economica e religiosa tra i popoli che lo utilizzarono.

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La danza rituale del Gara Yaka ovvero un capodanno cingalese a Roma

Posted on | febbraio 3, 2015 | No Comments

Uno degli altari presenti nel Pandal

Il 14 aprile 2013, ho avuto la fortuna e l’onore di assistere all’Aluth Avurudda , una festività molto importante per la comunità cingalese romana, equivalente al nostro Capodanno.

La comunità si è riunita in preghiera e poi ha dato inizio a tre giorni di festa. Dopo la benedizione del mattino che ha trovato l’apice con l’unzione dei fedeli, si è mangiato e si è giocato insieme, aspettando le 15, ora in cui ha inizio il rito danzato della Gara Yakala danza dei diavoli“.

Questa danza si basa sulla convinzione che ci sono una serie di misteriosi esseri benevoli e malevoli che devono essere costantemente placati e pacificati. Le cerimonie sono eseguite da sacerdoti speciali e sono associate alla dea Pattini. Queste danze rituali hanno il compito di eliminare tutta una serie di disturbi fisici ed esorcizzare il male. Il tutto viene rappresentato in un Pandal (che potete vedere nelle foto), una struttura, sia temporanea che permanente, utilizzata in alcuni paesi asiatici per determinati riti religiosi.

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A che cosa serve l’antropologia?

Posted on | gennaio 21, 2015 | No Comments

La copertina del nuovo libro di Jared Diamond

E’ appena uscito l’ultimo libro di Jared DiamondDa te solo a tutto il mondo. Un ornitologo osserva le società umane“, edito dalla Einaudi. Ma Diamond non è semplicemente un ornitologo, ma un grande divulgatore scientifico che si è occupato di fisiologia, biologia evolutiva e biogeografia (per la sua vasta preparazione ed il gran numero di articoli che gli sono attribuiti, è stata avanzata la scherzosa supposizione che “Jared Diamond” non sia una singola persona, ma “in realtà un comitato”), autore del famoso “Armi, acciaio e malattie“.

Oltre ad affrontare temi quali la disparità di ricchezza tra i paese del mondo, il ruolo delle istituzioni nell’influenzare il sistema economico, il contributo che posso dare le società tradizionali, il ruolo dei comportamenti alimentari in relazione alla salute mondiale Diamond si sofferma anche sull’apporto che possono dare gli scienziati sociali, spesso, e ingiustamente, definiti studiosi di serie B, al benessere del nostro pianete e delle culture che lo vivono.
Ieri  su La Repubblica è uscito un estratto del suo libro, dedicato proprio al ruolo degli scienziati sociali, all’utilità di materie come l’antropologia. Ve lo propongo per riflettere un po’, buona lettura!

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La Birra d’Abruzzo

Posted on | dicembre 3, 2014 | No Comments

Il 6 dicembre avrete modo di scoprire un lato dimenticato e un po’ triste, della storia della birra italiana. A farmela conoscere è stata Erika Iacobucci, bravissima archeologa conosciuta ad Antiche vie, Antichi sapori.

Montenero Val Cocchiara,è in questo piccolo paese, sospeso tra Abruzzo e Molise, che si è nata una delle prime migliori birre industriali d’Italia. E la Birra d’Abruzzo. Siamo nel 1921, in un piccolo birrificio che passa in breve tempo da una produzione di circa 2000 ettolitri di birra a 6000 e oltre. Cifre che preoccuparono alquanto la società Birra Peroni, che ne divenne azionista di maggioranza nel 1930, e che nel 1936 chiuse definitivamente lo stabilimento di Birra d’Abruzzo.

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