Lucia Galasso

Archive for the ‘Antropologia alimentare’ Category

Perché non mi riesce la ricetta?

In Antropologia alimentare, Antropologia cognitiva on 28 febbraio 2013 at 11:58

Sicuramente vi siete trovati di fronte all’immagine, al nome o alla storia, di una ricetta che vi ha affascinato, e di conseguenza vi è venuta voglia di realizzarla. E qui sorge il problema: il passaggio dalla teoria alla pratica rischia subito di arenarsi alla lettura della ricetta. Leggendo ci rendiamo conto di non essere in grado di portarla a compimento… Perché?

Il problema nasce lì dove le capacità manuali si incontrano/scontrano con il linguaggio. Da una forma scritta dobbiamo infatti passare a una modalità di agire che ancòra il suo sapere nell’oralità. Due mondi differenti devono trovare il modo di collidere per creare qualcosa. Il linguaggio, infatti, è sempre in difficoltà quando deve descrivere le azioni fisiche, e lo è soprattutto quando vuole impartire istruzioni (quanti di voi si sono trovati a loro agio nella fase di montaggio di un semplice mobile dell’Ikea?).

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L’Epifania tutte le feste le porta via…

In Antropologia alimentare, Collaborazioni on 4 gennaio 2013 at 11:25

Siamo alle porte di una festività molto particolare, l’Epifania, che chiude le festività dedicate, anticamente, al solstizio d’inverno e ci introduce al Carnevale. Ne avevo parlato già qualche anno fa su Un Tocco di Zenzero di Sandra Salerno. Oggi ho ripreso il pezzo e l’ho arricchito di qualche informazione in più, in particolare sulla gastronomia dedicata a questa festa. Non si finisce mai di imparare…

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I regali di Natale: la cena dei ricettari della Grande Guerra e un’apparizione in TV

In Antropologia alimentare, Esperienze su campo on 24 dicembre 2012 at 15:29

Questo 2012 sta terminando, domani sarà già Natale. Un Festività che mi prende un pò alla sprovvista quest’anno, sarà che non ha mai fatto veramente freddo (almeno qui a Roma), ma faccio ancora fatica a realizzare che è Natale! Dicembre è stato un mese ricco di novità, a livello professionale tutte entusiasmanti. L’antropologia dell’alimentazione trova sempre più interesse anche nei media, e non solo nei ristretti ambiti dell’enogastronomia di nicchia, o nelle  polverose aule accademiche… Insomma tra addetti ai lavori!

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Santa Lucia tra cibo e tradizione

In Antropologia alimentare, Collaborazioni on 13 dicembre 2012 at 06:10

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Oggi è Santa Lucia, una data per me importante perchè fin da piccola, in famiglia, è stato un giorno di festa al pari del compleanno. Regali e auguri che anticipavano il periodo natalizio, o forse semplicemente lo inauguravano, proprio come vuole la tradizione. L’anno scorso per il blog Soul & Food scrissi questo breve excursus sul rapporto tra questa Santa e il cibo rituale che la riattualizza ogni anno. Buona lettura e… Auguri a tutte le Lucia!

Stati Generali della Pediatria “Nutrizione e salute dal bambino all’adulto”

In Antropologia alimentare, Esperienze su campo on 10 dicembre 2012 at 17:07

E’ stato con piacere che ho accettato di relazionare, il 17 novembre a Roma, alla seconda edizione degli Stati Generali della Pediatria, organizzati dalla Società Italiana di Pediatria, che quest’anno sono stati dedicati all’interessantissimo tema “Nutrizione e salute dal bambino all’adulto”. Un evento che si è tenuto in contemporanea in varie regioni d’Italia, in occasione della Giornata mondiale del bambino e dell’adolescente. L’obiettivo dichiarato nel programma dell’evento, e fortemente sostenuto in tutto l’arco della giornata, è stato quello di promuovere l’adozione di stili di vita salutari e di corrette abitudini alimentari sin dalle primissime età della vita. Comportamenti indispensabili per prevenire malattie mortali e invalidanti poi nell’adulto (diabete, ipertensione, malattie cardioischemiche, allergie, osteoporosi).

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Di Halloween, Ognissanti e di ciò che ci mette nel piatto

In Antropologia alimentare, Religione e alimentazione on 31 ottobre 2012 at 07:37

E’ passato un anno da quando ho scritto questo post sulla tradizione dei cibo dedicato ai nostri defunti, in occasione di quella notte ritenuta una delle notti più magiche della tradizione popolare. Quando ero piccola, se tutto andava bene, papà mi portava da Barletta le “ossa dei morti“, dei dolcetti semplici di farina, uova e chiodi di garofano, glassati di zucchero bianco a ricordare le ossa umane. Li mangiavo senza sapere perchè, e cercando di ricordare, in famiglia non li hanno mai chiamati con il loro nome. Ogni tanto ne sentivo il nome in dialetto, ma ero troppo occupata a mangiarli per starmi a chiedere perchè queil dolcetti zuccherosi li mangiassi solo in quel periodo dell’anno. Oggi le vetrine traboccano di dolcetti, maschere e zucche tentatrici, importiamo sempre di più la festività anglosasone di Halloween. E’ inevitabile, la storia della specie umana è fatta di contaminazioni, ibridamenti, sia nella biologia che nella cultura. Quindi mi siedo accanto a voi e, sbocconcellando un dolcetto glassato, vi racconto da dove originano tanti cibi che ci troviamo a tavola in questo periodo.

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Le conseguenze impreviste della nascita dell’agricoltura tra paleodieta, salute mentale e benessere sociale – 1 parte

In Antropologia alimentare, Evoluzione, Recensioni e libri on 21 ottobre 2012 at 15:16

Che accade se due libri, letti e comprati in occasioni differenti, danno vita a un unico filo conduttore? Il primo che ho letto è stato il libro di Spencer Wells Il seme di pandora dedicato alle conseguenze impreviste che la nascita dell’agricoltura ha prodotto nella nostra specie, il secondo invece è La Paleodieta di Robb Wolf dedicato a questo particolare regime alimentare che si rifà (pensavo per scherzo) a quello dei nostri avi prima della scoperta dell’agricoltura. Nessuno scherzo, solo un confronto scientifico che mi ha permesso di ricostruire il percorso alimentare che ci ha portato fino a oggi, nel bene e nel male. Cosa diamo per scontato quando parliamo di agricoltura? E cosa ci aspetta se continuiamo a permettere un utilizzo sbagliato di questa rivoluzionaria scoperta da parte dall’industria dell’alimentazione? Cosa ha a che fare l’agricoltura con il nostro benessere fisico e mentale? Mettetevi comodi, perché è una storia lunga e proprio per questo l’ho divisa in due puntate.

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Archeologia del vino, alle origini della viticoltura: la Georgia

In Antropologia alimentare, Cultura del vino on 21 ottobre 2012 at 12:21

A tavola oggi ho bevuto un vino armeno, ho chiuso gli occhi e ho cercato di immaginare di essere lì, a sorseggiarlo godendo della vista del monte Ararat. Il vino dell’Armenia ha una storia che ci ricollega alle origini della viticoltura mondiale. Tempo fa scrissi un articolo sull’archeologia enoica, e delle sue origini caucasiche. Ve lo ripropongo, emozionata dopo aver bevuto questo vino particolare, del 2005, nato in Armenia e oggi sulla mia tavola. Si viaggia nella storia e nei paesi anche così…

Ho sempre subito il fascino dell’archeologia, tanto che da bambina il mio sogno era fare l’archeologa. Le vicende della vita mi hanno poi portato ad essere un’antropologa culturale, ma nelle mie ricerche, lì dove è stato possibile, ho sempre utilizzato la storia antica per confermare o smentire riflessioni, ipotesi e teorie. Così, dopo aver terminato la lettura di “L’archeologo e l’uva. Vite e vino dal Neolitico alla Greci antica” di Patrick E. MvGovern sono rimasta letteralmente affascinata dalla regione della Transcaucasica (Georgia, Armenia e Azerbaigian) sia come patria ancestrale della viticoltura sia come luogo in cui rilevare le prime tradizioni culturale del legame uomo-vite-vino. Secondo il biologo russo Nikolai Vavilov, infatti, in questa regione è riscontrabile la più antica cultura del vino del mondo. Ad attestarlo contribuiscono gli studi condotti da McGovern che tramite la metodologia dell’archeologia molecolare ha potuto analizzare non solo il DNA di un vinacciolo di 8000 anni fa ma anche un pezzo di legno di vite proveniente dal sito archeologico di Nosiri nella Georgia occidentale (inizio II secolo a. C.).

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Lezioni di vita e di cucina nella Napoli dei Quartieri Spagnoli

In Antropologia alimentare, Esperienze su campo on 8 ottobre 2012 at 10:24

Ho scoperto dell’inziativa di Tina e Angelo Scognamiglio leggendo le pagine dell’ultimo libro di Marino Niola  “Non tutto fa brodo“, e ne sono rimasta deliziata.  La loro frutteria in vico Lungo Gelso 93 si è trasformata in una scuola di cucina napoletana per gli immigrati del capolouogo campano.

Immagine anteprima YouTube

Qui, nel retrobottega del negozio, ogni martedì alle 15,30 la signora Tina tiene corsi gratuiti di cucina a chiunque voglia partecipare, e la classe si fa subito multietnica: cingalesi, senegalesi, russi, cinesi magrebini, indiani, maschi e femmine si infilano il grembiule e imparano le ricette più famose della cucina partenopea. In un clima gioioso, dove i confini spariscono e il cibo diventa vettore di conoscenza reciproca, perchè si sa, come dice la signora Tina “davanti a un piatto di pasta siamo tutti uguali“.

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Dal Salam d’la duja al laboratorio di panificazione del Museo di Pastena

In Antropologia alimentare, Collaborazioni, Esperienze su campo on 28 settembre 2012 at 08:37

Siamo entrati nell’autunno, presto arriveranno i primi freddi ed è piacevole pensare a una serata da passare intorno a un piatto che profuma di camino e di vecchi sapori, ormai quasi del tutto spariti. E’ il caso del Salam d’la duja, antica ricetta per conservare la carne, nata in quella terra di confine che si estende da Vercelli a Novara, lungo la bassa Val Sesia poi a Mortara, Vigevano, Pavia, seguendo poi il Ticino fino a Mantova tra Po e Mincio. Terra d’acqua, da qui l’esigenza di conservare le salciccie non appese, ma immerse in un aromatico strutto speziato, che profumava e rendeva morbidissima la loro carne. Ne ho parlato per Lavinium memore della promessa di raccontare, di volta in volta, le origini di una ricetta storica dedicata ad uno dei metodi di conservazione del cibo.

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